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Due storiche collaboratrici raccontano gli inizi

Immaginate una scatola piena dei vostri ricordi più belli. Tutti i momenti di condivisione e di entusiasmo, l’essere giovani eppure sentirsi grandi dando vita a un sogno, a una passione nel cuore. Dentro “Prospettive”, questa scatola inizia a riempirsi esattamente 40 anni fa, quando il giornale vede la sua realizzazione attraverso un turbinio di volti, di storie, di energie. Ad accompagnarci tra quelle memorie saranno Lucia Randazzo e Maria Antonietta Maiuri, all’epoca rispettivamente segretaria di redazione e collaboratrice della redazione.

«Prospettive prese vita nel 1985, per idea di Padre Calanna e dell’arcivescovo  Domenico Picchinenna. Io già scrivevo da un po’: fu Padre Calanna a propormi di collaborare», racconta Lucia.

«Io, lì, ci sono cresciuta. Ricordo quegli anni con grande affetto. Eravamo giovani, caratteri diversi ma uno scopo comune: dare voce alle tante realtà che abitavano il territorio catanese».

Lucia Randazzo: “Eravamo appassionati e coinvolti. Davamo voce alla gente

Un lavoro intenso, che non dà peso allo scorrere del tempo. «Abbiamo scommesso con la nostra passione: non guardavamo il tempo, potevamo lavorare dalle 8 del mattino fino a sera. Non c’era orario: eravamo appassionati, coinvolti. C’era un grande lavoro dietro ad un articolo: venivano scritti battendo a macchina su una tastiera, poi tutto veniva trasferito nel computer dove si faceva la grafica. Si stampava una pellicola trasparente che poi veniva sviluppata e mandata in tipografia».

A metà degli anni ‘90, quasi 10 anni dopo l’esperienza in “Prospettive”, Lucia cambia lavoro. «Lo feci a malincuore. Oggi sono un’assistente sociale».

Ma il segno di un’esperienza così importante non può scolorire. «Ho imparato a dare evidenza alle cose belle che succedono, a conferirgli valore, a fare emergere i tanti aspetti della realtà dando voce a chi non ne ha entrando nel tessuto locale. Nei nostri articoli parlavamo dei problemi che c’erano, ma mettendo sempre in luce una loro possibile risoluzione», dice Lucia.

Un taglio di cronaca, dunque, «ma anche di speranza». Perché la realtà siciliana ha sempre trovato la sua finestra in “Prospettive”.

Maria Antonietta Maiuri: «Ricordo l’emozione del 5 aprile 1985»

Tutta l’emozione nella voce di Lucia la risentiamo anche in quella di Maria Antonietta.

Padre Calanna era il professore di italiano di Maria Antonietta e, cogliendo la sua bravura nella scrittura, la chiamò per dare respiro al progetto di “Prospettive”. «Per me, con la passione della scrittura da sempre tanto da riempire pagine e pagine di quaderni tra articoli e racconti, appena diplomata… poter lavorare facendo questo era un sogno», ricorda Maria Antonietta.

Anche lei, come l’ex collega Lucia, ricorda la vitalità che ha iniziato ad abitare “Prospettive” già dal primo giorno di pubblicazione. «Il 5 aprile 1985eravamo tutti insieme per l’uscita del primo numero di Prospettive. C’è sempre stato tanto lavoro dietro. Tutti sapevamo fare tutto: digitalizzazione, grafica, rapporti con la tipografia. Non ci fermavamo, perché in questo lavoro non puoi dire “è finito il mio turno, me ne vado”. C’era proprio un senso di responsabilità».

Proprio come quella notte a Siracusa. «Una sera, i computer si guastarono. Padre Calanna chiamò Padre Inserra, direttore del Cammino di Siracusa che utilizzava gli stessi macchinari. Ci diede disponibilità per usare i suoi. E allora prendemmo un treno per Siracusa, lavorammo lì tutta la notte e ritornammo il giorno dopo», dice Maria Antonietta.

Un lavoro denso di impegno che si ritrova in mezzo ad una fase di transizione, quando il prodotto cartaceo inizia a camminare a fianco del processo digitale con la diffusione dei primi computer «che venivano direttamente dall’America ed erano i primi in circolazione», approfondisce Maria Antonietta. «I software erano gli stessi che usavano alla NASA, dunque molto complicati. Io, Vera Cannavò (grafico di redazione, ndr) e Lucia Randazzo andammo fino a Roma per seguire un corso di formazione di un mese. Ci sentivamo pionieri di questa nuova forma di stampa».

Ma cos’è che lascia un’esperienza così ricca e intensa, come quella vissuta a “Prospettive”? «Facevo inchieste sui territori a rischio. Ricordo di una a Linera, in una scuola, dove dei ragazzini avevano subito violenza sessuale. È anche grazie a queste esperienze forti se ho sviluppato un’affinità verso l’ascolto e i problemi del territorio. Con Prospettive, ho amplificato il mio amore per la scrittura. Ho imparato che questo lavoro bisogna farlo con umiltà, anche nel recepire una storia: anche lei può insegnarci qualcosa se riusciamo a penetrare nel cuore delle persone», risponde Maria Antonietta. Perché quando fai questo lavoro, «lasci una traccia di te. Un contributo al mondo».

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